Anateoresi

L’Anateoresi è una disciplina naturale creata in Spagna negli anni Settanta da Joaquin Grau.
Il termine Anateoresi, dal greco, significa guardare indietro contemplando il passato, rievocarlo e al tempo stesso comprenderlo.

È un percorso di autoguarigione e di risveglio della memoria emozionale costituito da sedute in rilassamento profondo nelle quali la persona, seguita da un operatore, entra in contatto con il proprio mondo emozionale allo scopo di conoscerlo e di scioglierne le cariche traumatiche che possono essere all’origine di disturbi di natura fisica o psicologica.

I blocchi emozionali che si possono creare nella fase della gestazione, della nascita e dei primissimi anni di vita, oltre a essere il nucleo da cui scaturiscono eventuali disagi di natura fisica o psichica, possono condizionare a livello inconscio l’intera esistenza della persona, influenzandone profondamente ogni suo aspetto, dal lavoro, agli interessi, agli affetti.

Perché una persona, a cui finisce una relazione affettiva importante, ritrova dopo un po’ la voglia di ripartire, il desiderio di percorrere nuove strade, mentre un’altra sente di essere al capolinea e che la vita non ha più nessun senso per lei oppure somatizza questa perdita in qualche forma? Spesso la risposta che si dà a questo tipo di domande è che semplicemente c’è chi ha un carattere forte e chi invece è più “debole”. Ma siamo sicuri che sia semplicemente così? Non è invece che la persona che viene additata come debole ha dentro di sé un carico di sofferenza, di cui non è consapevole ma che l’evento della separazione ha riportato in superficie, originandole quelle sensazioni? Forza e debolezza, fiducia in sé, voglia di vivere invece che disinteresse per la vita, mancanza di gioia, di vitalità, non sono necessariamente da ascrivere al DNA.
Sono piuttosto il modo in cui il nostro mondo emozionale compensa e “aggiusta” le sue esperienze.

Il linguaggio delle emozioni non è quello della razionalità e la memoria emozionale degli eventi, che continua ad accompagnarci in ogni momento della nostra esistenza, può essere riportata in superficie da altre esperienze che portano con sé la stessa qualità emotiva.
In questa prospettiva, non vi è distinzione tra un’emozione di abbandono provata dal bambino a un anno e quella di un adulto: qualitativamente sono uguali e quindi si richiamano l’un l’altra, per quanto i contesti siano evidentemente ben diversi.

Il percorso anateoretico in questo senso è un percorso di libertà, poiché aiuta la persona a ritrovare la propria sorgente originaria, a lasciare andare  gli eventi di natura emozionale a cui lei, senza saperlo, rimane agganciata e che sono all’origine dei suoi disagi.

Una volta liberata dai suoi condizionamenti, la persona riscopre le proprie energie primigenie, l’amore e la gioia per la vita. Ritrova il desiderio di vivere o di affrontare nuove strade, la fiducia e l’equilibrio, la forza e la vitalità.